1-insegnaVintora: la ventesima ora


Ci piace raccontare come abbiamo scelto il nome Vintora per il nostro ristorante. Per farlo, abbiamo rovistato nelle tradizioni contadine del nostro territorio e ripercorso la storia della misurazione del tempo nella società antica del centro Italia.


Fino a quasi il 1300 il tempo si misurava avendo come riferimento l’arco di luce che intercalava il buio. Dividendo questo per 12 si determinava la durata delle ore. Con l’allungarsi e l’accorciarsi della luce del giorno nel volgere delle stagioni, anche la durata delle ore variava. Era il sistema detto delle ore “ineguali”.


Successivamente, con l’affermarsi degli orologi meccanici, che avevano il pregio di scandire il tempo in modo uniforme, si passò al sistema dell’ora “equinoziale” od “uguale”, con la divisione della giornata in 24 ore. Il conteggio iniziava quando l’ultimo sole spariva all’orizzonte per finire, con la 24esima ora, al tramonto successivo, come da tradizione biblica. Di qui nascono certi detti rimasti nell’uso comune come “portare il cappello sulle ventitre”, ossia inclinare il cappello per riparare gli occhi dalla luce radente del tramonto, appunto intorno alla 23esima ora.


Il sistema rimase in vigore fino al 1600, quando per convenzione si adottò l’ora ”da campanile”. L’Ave Maria, annunciata dal suono delle campane per richiamare i parrocchiani alle preghiere serali, scandiva anche la fine della 24esima ora, e quindi della giornata.


La misura del tempo in uso oggi arrivò soltanto con l’occupazione napoleonica. Una legge emanata nel 1798 dal senato della repubblica francese la rese obbligatoria prevedendo sanzioni ai trasgressori. La popolazione non gradì il cambiamento, che fu adottato con riluttanza e con notevoli difficoltà tecniche e, addirittura, con l’assunzione dalle varie municipalità di un personaggio detto “il Temperatore”, incaricato di regolare ogni giorno l’orologio meccanico pubblico all’orologio solare o alla meridiana quasi sempre presenti accanto a quello meccanico.


La riforma napoleonica, però, non dissipò una tradizione che si era già fortemente radicata nelle campagne con l’ora "da campanile", quando l’inizio della prima ora coincideva coi rintocchi dell’Ave Maria e venti ore dopo, oggi le quattro del pomeriggio, le campane suonavano ancora per indicare ai contadini intenti ai lavori nei campi che era il momento della merenda. Seduti all’ombra si vuotavano le ceste portate da casa con le provviste e nelle lunghe, assolate giornate estive, la fatica lasciava il posto ad alcuni minuti di riposo e convivialità: era la Vintora. Parola dialettale declinata localmente anche in “Ventora” o “Vintore”.


Questa consuetudine, che si è persa soltanto negli anni 50 del secolo scorso con l’arrivo della meccanizzazione agricola, oggi sopravvive ancora nella memoria dei nostri anziani. Noi abbiamo voluto rinnovarla adottandone il nome nel Ristorante Vintora, dove, insieme alla tradizione della cucina marchigiana, le eccellenze agroalimentari locali vengono fatte conoscere e degustare.



Marche: l'essenza delle cose

Le Marche sono un vivace alveare
che non fa rumore, dove l’operosità è nascosta
a un’ancestrale ritrosia ad apparire: si bada piuttosto all’essenza delle cose, alla sostanza
del fare, alla solidità dei rapporti sociali.

 

L’ambiente rurale, frutto della natura ed anche delle invenzioni sapienti dell’uomo,
ha le dimensioni dello straordinario.
 

Ogni casolare, collegato con il paese sul colle
e poi con la città più vicina, risulta inserito
ed organizzato in sistemi integrati,
diffusamente distribuiti sul territorio.

 

Nelle Marche si possono trovare, conservati integri dalle radici tramandate di generazione
in generazione, fondamentali valori che altrove sono stati spesso trascurati e dimenticati rincorrendo una presunta modernizzazione.

 

Ecco perché ancora oggi le Marche soddisfano
le aspirazioni di chi è sempre più alla ricerca
di prodotti di qualità, genuini e salubri, ottenuti con metodi tradizionali, rispettosi dell’ambiente,
legati al territorio ed alla sua storia.

 

L’impegno serio e costante degli agricoltori marchigiani ha rivalorizzato un ricco paniere
di tesori nascosti: prodotti tipici locali, trasformati e confezionati esclusivamente presso il
podere di provenienza, per mano
del coltivatore e della sua famiglia.
 

Ora essi costituiscono le prelibatezze uniche
e autentiche, che la Cooperativa
Agricola “Vintora” ha rintracciato,
raccolto e descritto, con pazienza e passione,
per offrire occasioni di ritrovarci a tavola
con il gusto di ricordare ciò che siamo.

Vintora: la ventesima ora
… si contavano le ore a partire dai rintocchi
serali dell’Ave Maria, che scandivano
la fine di un giorno e l’inizio del nuovo.

Dopo venti ore, oggi le quattro del pomeriggio,
le campane suonavano ancora per indicare
ai contadini intenti ai lavori nei campi
che era il momento della merenda.
Seduti all’ombra si svuotavano le ceste portate
da casa con le provviste.

Nelle lunghe e assolate giornate estive,
la fatica lasciava il posto ad alcuni minuti
di riposo e convivialità: era la
“Vintora”.


 

Vintora Società Cooperativa Agricola
San Marcello - 60030 - An
Via Circonvallazione, 67
Tel. e fax 0731 267473

P.Iva e C.F. 02559010422
chiuso il lunedì

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